La scuola nei programmi elettorali
di Luigi Mariano Guzzo
Giorno dopo giorno, vengono resi noti anche i programmi elettorali, che i vari schieramenti intendono realizzare una volta conquistata la maggioranza governativa. Indicazioni, proposte, suggerimenti spronano i candidati premier a considerare gli ambiti di intervento e le azioni prioritarie da intraprendere per imprimere il giusto ritmo alla ripresa economica, sociale, culturale del Paese.
Depositati i simboli che si contenderanno il voto politico i prossimi 13 e 14 aprile, sono in via di definizione le liste dei candidati e giorno dopo giorno vengono resi noti anche i programmi elettorali, che i vari schieramenti intendono realizzare una volta conquistata la maggioranza governativa. Unitamente alle intenzioni e alle promesse dei partiti maggiori in competizione – il Partito Democratico guidato da Walter Veltroni e il Popolo della Libertà guidato da Silvio Berlusconi -, il momento politico in atto va letto come “una possibilità di confronto di idee, di programmi e soprattutto di persone che credono nella politica come nell’espressione più alta della libera convivenza tra gli uomini”. Questo il pensiero dell’Azione Cattolica Italiana, il cui auspicio è che “non prevalga lo spirito astensionistico”La “scuola, l’istruzione, l’università”  occupa la nona casella del decalogo della Confindustria per le elezioni. “Sul fronte dell’istruzione le proposte avanzate da Confindustria puntano a portare almeno al 30 per cento nell’arco di un triennio, le percentuali di fondi pubblici attribuiti alle università in forma concorrenziale. Occorre poi rafforzare la capacità competitiva della scuola pubblica, promuovere la competizione e l’emulazione tra le scuola sia statali che paritarie, riconoscere il merito tra gli insegnanti con la selezione, la remunerazione, la carriera e portare a compimento il processo di autonomia dell’università, ridefinendo le responsabilità dei soggetti della Governance universitaria”. Per il vicepresidente della Confindustria, Gianfelice Rocca, “la conoscenza è la nuova frontiera della crescita economica”. I dieci punti su cui si articolano le proposte della Confindustria riguardano la governabilità, le riforme, le liberalizzazioni e le privatizzazioni; il risanamento dei conti pubblici; la riduzione delle imposte; il lavoro, i contratti, i salari, la produttività; la semplificazione della burocrazia; l’energia e l’ambiente; il potenziamento delle infrastrutture; il rilancio del mezzogiorno; la scuola e l’istruzione; la ricerca e l’innovazione.  
“Lo Snals-Confsal – ha dichiarato il Segretario Generale Marco Paolo Nigi – chiede agli onorevoli Berlusconi e Veltroni, che si candidano alla guida del nuovo Governo, di porre la scuola al centro dei rispettivi programmi elettorali,  con l’obiettivo di assicurare al Paese lo sviluppo economico e sociale corrispondente alle sue potenzialità.
Secondo il Sindacato – ha continuato Nigi – è necessaria, per la scuola, una radicale inversione di tendenza che ponga fine all’attuale politica dei tagli e introduca una nuova logica basata sull’individuazione di adeguate risorse finanziarie, sia per far fronte ai bisogni strutturali che per la necessaria valorizzazione professionale di tutto il personale. Il nuovo Governo dovrà perseguire l’obiettivo di risollevare la scuola dall’attuale condizione, non già aumentando il numero di alunni per classe, per fare cassa, come fin qui fatto, ma, al contrario, con una politica che garantisca meno alunni e più computer per classi, più docenti di sostegno, edifici adeguati alla norma. Per quanto riguarda la valorizzazione del personale, che è condizione indispensabile per l’innalzamento della qualità dell’istruzione e della formazione lo Snals-Confsal chiede al nuovo Governo la stabilizzazione del personale precario in servizio e l’avvio di una politica che porti, con il nuovo contratto, all’allineamento della retribuzione dei docenti con quelli europei, introducendo criteri basati anche sulla carriera”.Per Enrico Panini, Segretario Generale Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, le priorità della prossima legislatura sull’istruzione devono partire dalla Costituzione, che rappresenta la base condivisa della cittadinanza “La prima priorità è riferita al binomio laicità/libertà. Laicità delle istituzioni, e libertà nell’esercizio della professione; . la seconda priorità è rappresentata dalla dimensione statale dell’istruzione, intesa come responsabilità primaria e non delegabile della nostra Repubblica di istituire scuole di ogni ordine e grado e di garantire i diritti senza discriminazione alcuna;. la terza priorità consiste nell’affermazione intransigente della qualità come condizione prima di funzionamento delle istituzioni scolastiche e garanzia di pari opportunità, rimuovendo tutte quelle condizioni che impediscono o limitano l’esercizio del diritto all’istruzione; la quarta priorità riguarda il personale declinata in termini di formazione qualificata; di procedure di reclutamento snelle ed efficaci; di retribuzioni commisurate”.  Per la Gilda vanno sostenuti due concetti basilari: la Scuola Pubblica Statale non sia considerata terreno di conquista di una parte politica; la necessità di una moratoria nelle cosiddette riforme: non è possibile che ad ogni cambio di Governo la Scuola italiana venga devastata negli ordinamenti e nei programmi, i docenti hanno bisogno di un periodo di stabilità.
04/03/2008
  Assistenza psicologica a scuola? Sì, ma non con psicologi improvvisati
di A.G.
E’ quanto sostiene Marialori Zaccaria, Presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, attraverso una lettera inviata nei giorni scorsi ai dirigenti di tutti gli ordini di scuola della regione: un problema psicologico o comportamentale non riconosciuto o inadeguatamente trattato può comportare conseguenze molto pericolose.
Gli sportelli di ascolto e di consulenza psicologica scolastica possono essere affidati esclusivamente a psicologi iscritti all’albo e non a semplici laureati: è quanto sostiene Marialori Zaccaria, Presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, attraverso una lettera inviata nei giorni scorsi ai dirigenti di tutti gli ordini di scuola della regione.Secondo Zaccaria è fondamentale affidare i cosiddetti ‘sportelli’ di assistenza psicologica, al fine di aiutare gli studenti in difficoltà o alle prese con crisi adolescenziali, a personale altamente qualificato. “Un problema psicologico o comportamentale non riconosciuto o inadeguatamente trattato – scrive Zaccaria – può comportare conseguenze molto pericolose: ciò rende doverosa un’attenta riflessione sulla scelta del professionista cui affidare i progetti e gli incarichi in ambito psicologico”.Nella missiva inviata ai responsabili scolastici, il Presidente dell’Ordine ricorda che nella pratica italiana non sono pochi i casi di docenti improvvisati psicologi. Molti di questi, però, non risultano essere iscritti ad alcun albo professionale. Il presidente dell’ordine laziale sottolinea come l’offerta specialistica debba invece essere finalizzata a “promuovere il benessere e la salute mentale di tutte le componenti e garantire una risposta costante a non estemporanea ad un sistema formativo fortemente provato dai suoi coefficienti di dispersione”.Ecco perché viene ritenuta necessaria la presenza di psicologi qualificati, come del resto previsto dalla legge 56/1989: che riserva tutte le attività che si riferiscono all’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di riabilitazione e di sostegno psicologico esclusivamente ai professionisti psicologi abilitati alla professione.La stessa legge specifica, tra l’altro, che l’iscrizione debba essere tra gli elenchi della sezione ‘A’ dell’albo professionale degli Psicologi. Il problema è che molti presidi spesso affidano le consulenze (aperte anche alle famiglie) non solo a psicologi privi di specializzazione, ma anche a laureati in materie umanistiche in virtù del fatto che hanno sostenuto uno o più esami di carattere psicologico durante il loro percorso universitario.Le conseguenze della mancata applicazione della legge non sono però solo quelle del mancato supporto psicologico: non rispettare le indicazioni legislative può comportare la costituzione di “situazioni di esercizio abusivo della professione – bacchetta Zaccaria – passibili di sanzione penale”.L’iniziativa dell’ordine degli Psicologi del Lazio ha già ricevuto il consenso della Flc-Cgil di Latina, che ha giudicato “l’invito come un vero è proprio stop al fare-da-se, che porta in alcuni casi ad affidare a semplici laureati in psicologia (o studenti della facoltà di psicologia) sportelli di ascolto e consulenza psicologica a studenti e famiglie”. Come reagiranno i dirigenti, invece, lo vedremo a partire dal prossimo anno scolastico, quando verranno assegnate le nuove funzioni aggiuntive e gli incarichi extra-didattici del 2008/2009.
07/03/2008 

Istruzione tecnica e professionale
di Andrea Toscano
Presentato il documento elaborato da una commissione nominata dal ministro Giuseppe Fioroni prima della crisi di governo. Proposta una notevole riduzione degli indirizzi degli istituti tecnici e professionali. Valorizzare l’autonomia, ma nel quadro del sistema nazionale dell’istruzione scolastica.
E’ stato presentato ieri, presso il Ministero della pubblica istruzione il documento “Persona, Tecnologie e Professionalità” elaborato da una commissione nominata dal ministro Fioroni con l’incarico di ridefinire il profilo dell’istruzione tecnica e professionale. Le conclusioni cui è giunta la commissione, che si è insediata prima di Natale, rappresentano, vista la crisi di governo, un “testimone” da lasciare alle nuove commissioni parlamentari che saranno operative dopo il voto di aprile.Dopo la presentazione del viceministro Mariangela Bastico, che ha sottolineato come si sia inteso “valorizzare il grande patrimonio italiano della scuola tecnica e professionale, aumentando la sua capacità di attrazione”, il documento è stato illustrato dal presidente della commissione, Alberto Felice De Toni, preside della facoltà di ingegneria dell’Università di Udine, con interventi anche di altri componenti della stessa commissione.Al termine della presentazione si è tenuta una tavola rotonda cui hanno preso parte rappresentanti degli assessorati provinciali e regionali, della Cisl e di Confindustria. Ribadendo che gli istituti tecnici e professionali sono parte essenziale dell’ordinamento nazionale dell’istruzione secondaria di II grado, dopo il superamento della riforma Moratti, in cui l’istruzione tecnica era confluita nei licei (economico e tecnologico) e quella professionale trasferita alle regioni, il viceministro Bastico ha detto che “la commissione ha individuato assi culturali e principi applicabili all’intero ordinamento dell’istruzione superiore e non solo a quella tecnica e professionale: la relazione tra azione e conoscenza, tra sapere e saper fare, la valorizzazione delle diverse intelligenze dei ragazzi, le innovazioni della didattica e il rapporto tra scuola e mondo del lavoro”.Nel documento finale presentato dalla commissione il 3 marzo si mette in rilievo che “gli istituti tecnici forniscono agli studenti i saperi e le competenze necessari per inserirsi direttamente nel mondo del lavoro, nonché per accedere a percorsi di livello terziario, nazionale e/o regionale, universitari, degli istituti tecnici superiori (Its) e dell’Ifts, nonché ai successivi percorsi di studio e di lavoro per l’accesso alle professioni intellettuali”. Per quanto concerne il nuovo profilo dell’istruzione professionale, si evidenzia che “i percorsi consentono in particolare ai giovani di acquisire saperi e competenze per inserirsi direttamente nel mondo del lavoro; proseguire gli studi nel sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore e all’università; accedere alle professioni, a partire dai settori già presenti negli ordinamenti degli istituti professionali”.I percorsi degli istituti professionali sono articolati in un’area di istruzione generale per tutti gli studenti e in ampie aree di indirizzo sin dal primo anno. “Nei primi due anni gli assi culturali relativi all’assolvimento dell’obbligo di istruzione per l’acquisizione dei saperi di cittadinanza – riporta il documento della commissione – si sviluppano soprattutto attraverso l’esperienza di laboratorio, per promuovere la riflessione critica sui fondamenti scientifici, tecnologici e organizzativi della cultura dei macro-settori economici. I successivi percorsi del terzo, quarto, quinto anno si sviluppano secondo criteri di gradualità e flessibilità in relazione alle esigenze del mondo del lavoro e del territorio, fermo restando lo sviluppo e il consolidamento degli strumenti culturali comuni alla complessiva area dell’istruzione tecnico-professionale. Gli istituti professionali inoltre possono realizzare, ma solo in regime di sussidiarietà, percorsi per il conseguimento di qualifiche e diplomi professionali, in base all’intesa in Conferenza Unificata Stato Regioni Città e Autonomie locali di cui all’art.13, comma 1-quinquies, della legge 40/07”.Un passaggio significativo del documento è quello in cui si legge che “il rapporto con i soggetti economico-sociali, le imprese e le comunità professionali, si sviluppa in primo luogo in un confronto sulla determinazione degli indirizzi e dei curricoli. La collaborazione nelle singole scuole si sviluppa nella progettazione delle attività didattiche, negli stages e nell’alternanza studio-lavoro. Queste attività permettono agli istituti tecnici e ancor più agli istituti professionali di realizzare occasioni di applicazione delle conoscenze tecnologiche apprese e nuovi apprendimenti di carattere operativo e organizzativo”.Proposta dalla commissione una notevole riduzione degli indirizzi (da 315 – con riferimento a quelli ordinamentali, sperimentali, autonomi - a 10 per l’istruzione tecnica, da 35 a 9 per quella professionale) nonché la definizione di livelli di conoscenza e di competenza da far corrispondere ai diversi titoli di studio in uscita, che consentono l’accesso al mondo del lavoro e all’Università.Inoltre, mantenimento dei cinque anni per i percorsi di studio, anche se per l’istruzione professionale rimarrebbe uno sbocco triennale per il conseguimento di una qualifica professionale (le qualifiche professionali verranno definite sulla base di un accordo tra Stato e regioni per garantire la spendibilità del titolo a livello nazionale ed europeo). Si mette in rilievo, poi, l’esigenza di un progressivo aumento nelle ultime tre classi del quinquennio del monte ore a disposizione delle autonomie scolastiche (partendo dal 20% del primo biennio). Ma la Bastico ha ricordato che “accanto alla valorizzazione dell’autonomia occorre inserire elementi di valutazione”.Per la Cisl Scuola “il documento valorizza il ruolo dell’istruzione tecnica e professionale nel nostro Paese, ridisegnandone percorsi e identità”. Il sindacato, ricordando che l’istruzione tecnica e professionale oggi accoglie circa il 55% di tutti gli iscritti alle scuole superiori, ritiene “corretta la doppia preoccupazione di fondare questi percorsi su un impianto culturale alto, attento sia allo sviluppo di ampie competenze di cittadinanza che a precise attenzioni orientative e professionalizzanti”.I rappresentanti della Cisl Scuola hanno fatto notare come sia “importante ricondurre l’istruzione tecnica e professionale ad un quadro di sistema nazionale”, lasciando “tuttavia, spazio alle diverse vocazioni territoriali,  rispettando e  valorizzando l’autonomia scolastica”.Alla fine, il viceministro Mariangela Bastico ha auspicato che “su un terreno così importante per il futuro della scuola ci sia ampia condivisione e la volontà di dare continuità a questo percorso, indipendentemente da chi sarà al governo del Paese”, evidenziando anche che il Ministero della pubblica istruzione intende “raccogliere osservazioni proposte dalle regioni e gli enti locali, dalle parti sociali, dalle associazioni professionali e dal mondo della scuola che contribuiranno a determinare il documento conclusivo e la proposta di regolamento, che verranno consegnate al nuovo governo e alle commissioni parlamentari”. Un’occasione per confrontarsi su questi temi sarà il convegno “Il Paese, la scuola, l’innovazione” in programma l’11 marzo a Torino, presso l’auditorium dell’Arsenale della Pace (in Piazza Borgo Dora 61), dove si parlerà della risorsa dell’istruzione tecnica e professionale per la cultura della cittadinanza e del lavoro.
04/03/2008

Esami di stato, intesa tra Italia e Svizzera
I cittadini elvetici sono ammessi a sostenere, in qualità di candidati esterni, esami finali di Stato in Italia alle stesse condizioni dei cittadini italiani. E viceversa.
Lo ha comunicato il Ministero della pubblica istruzione con la nota prot. n. 2532 del 5 marzo 2008.Ciò in quanto, già dal 15 gennaio 2008 è entrato in vigore lo Scambio di lettere in materia di candidati esterni agli esami finali di Stato, firmato a Roma il 12 ottobre 2006.In base a tale intesa, e per il regime di reciprocità, i cittadini italiani sono ammessi a sostenere, in qualità di candidati esterni, esami finali di Stato nella Confederazione elvetica alle stesse condizioni cui vi sono ammessi i cittadini svizzeri.
Infine, il Ministero ha precisato che dall’intesa sono esclusi gli studenti che abbiano frequentato scuole italiane operanti sul territorio della Confederazione Svizzera o scuole svizzere operanti sul territorio della Repubblica italiana.
07/03/2008

L’appello di Fioroni: basta con la furia riformatrice, per la scuola un patto bipartisan
di Alessandro Giuliani
Durante il convegno, tenutosi a Roma il 29 febbraio, presso l’Antica scuola dei Padri Scolopi, il Ministro non ha difeso la propria riforma (anche perché “di riforme non ne ho fatte”, ha specificato), ma ha preferito rivolgersi alle forze politiche per avviare un “patto per l’istruzione: il cuore della scuola è l’educazione”, ha spiegato, ma in Italia “esiste un’emergenza educativa”.
La scuola ha bisogno di un patto bipartisan affinché chiunque vinca le prossime elezioni politiche metta al primo posto il tema dell’educazione: la proposta stavolta non giunge da associazioni o sindacati di categoria, ma direttamente dal Ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. 
Quello del Ministro è un vero e proprio appello ai colleghi politici, ma anche al buon senso: a dire il vero l’intervento, almeno con questi toni, non era previsto, anche perché sganciato dalla campagna elettorale alla quale lo stesso Fioroni farà parte nei prossimi 45 giorni.
L’occasione per dire basta alla “furia riformatrice che ha colpito la scuola italiana negli ultimi venti anni” e dare vita ad un impegno comune “su alcune questioni fondamentali” è stato il convegno tenuto del 29 febbraio ‘Scuola insieme, un patto per l’educazione’, svolto presso l’Antica scuola dei padri Scolopi a Roma.Per Fioroni il valzer di gestioni degli ultimi quindici anni del dicastero dell’istruzione non è più tollerabile. “La scuola non può essere il terreno di battaglia delle opposte fazioni politiche, non può essere un perenne Colosseo“, ha detto l’attuale responsabile di viale Trastevere, invocando così un patto che “non sia larghe intese né inciuci” su quattro punti fondamentali: “riportare serietà e merito, realizzare una vera autonomia delle scuole, completare la realizzazione della parità scolastica, ripensare un nuovo sistema di formazione, reclutamento e carriera dei docenti“.Secondo Fioroni i risultati della scuola italiana “sono sempre andati peggio” e per questo non “è pensabile continuare a dividersi per partito preso sul tema cardine intorno al quale il Paese dovrebbe unirsi per far ripartire l’economia, la ripresa e lo sviluppo, cioè l’educazione e la scuola“. Il Ministro non ha difeso la propria riforma (anche perchè “di riforme non ne ho fatte“, ha specificato), ma ha preferito rivolgersi alle forze politiche per avviare un “patto per l’istruzione: il cuore della scuola è l’educazione“, ha spiegato, ma in Italia “esiste un’emergenza educativa, da mettere al primo posto nell’agenda del nostro Paese, perchè ne va del futuro stesso della nostra società“.
Fioroni ha poi ricordato che questo modello di alternanza ha portato l’istruzione italiana a perdere diverse posizioni
tra i Paesi Ocse: siamo passati dalla 20sima posizione del 2000 alla 33sima del 2006. La colpa, certo, non è solo della scuola: per Fioroni le origini di questa emergenza educativa vanno ricercate anche nella “crisi della capacità stessa di un’intera generazione di educare i propri figli” e anche “nel silenzio dei padri che frantuma la certezza dei figli: senza un punto di riferimento chiaro e condiviso non si può educare“.E’ indispensabile però che le istituzioni si muovano si da subito riconoscendo qualcosa di comune, ad iniziare da questo confronto elettorale: ci siano spazi per condividere sulla scuola alcuni punti cardine su cui orientare la nostra bussola, che troppe volte è girata“.La proposta di Fioroni giunge a pochi giorni di distanza da quelle, analoghe, fatte da diversi fronti impegnati in primi linea nella scuola: sindacati, associazioni, pedagogisti, esperti di educazione, ma anche dirigenti dello stesso Ministero della Pi, hanno chiesto, al pari di Fioroni, di introdurre una sorta di ‘protezione’ per il sistema scolastico: un sistema in grado di garantire continuità di crescita e non improvvisi cambi di rotta.Per visionare l’intervento del ministro Fioroni, consulta il box “Approfondimenti”.

29/02/2008

Veltroni: “Scuola ottocentesca, basta con i temi in classe”
di R.P.
Il candidato premier annuncia di voler modernizzare la scuola, a partire anche dalla didattica. Replica di Massimo Cacciari: “Sciocchezze !”. Alba Sasso: “Nella scuola italiana sono i finanziamenti ad essere ottocenteschi”
E’ polemica sulle recenti dichiarazioni di Veltroni a proposito della scuola.“La scuola - ha dichiarato il candidato premier del PD - ha ancora una impostazione ottocentesca; come è possibile per esempio che ad un ragazzo che va a scuola l’unica forma di creatività che gli si chiede sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possa esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti perché questa sua capacità non conta nulla?”.“La scuola - ha aggiunto Veltroni - deve essere un luogo vivo, dove si possono fare delle esperienze di tipo formativo, sportivo, culturale, associativo”. Il filosofo Massimo Cacciari risponde con una battuta: “Lasciamo perdere la fantasia e altre sciocchezze (a dire il vero Cacciari ha usato un termine decisamente più colorito, ndr). Così va a finire che gli studenti si montano la testa e magari si sentono tutti Leopardi”. Più argomentata la replica di Alba Sasso (Sinistra democratica, vicepresidente della Comissione Istruzione e Cultura della Camera), secondo la quale fra lo “stop al tema“di Veltroni e la riproposizione delle “tre I” di Berlusconi ci sarebbe ben poca differenza.“Appare sempre più difficile distinguere le due posizioni, accomunate da un modernismo che è l’anticamera della distruzione della scuola pubblica - afferma la Sasso - non nel senso che questa non debba adeguarsi ai tempi mutati. Al contrario. Semmai, è ottocentesco il livello dei finanziamenti alla scuola, all’università, alla ricerca”.
“Il volume degli investimenti che il nostro paese fa in questo settore
- accusa l’esponente della Sinistra democratica - ci colloca saldamente ai livelli più bassi delle classifiche internazionali, e non sembra che i programmi dei due partiti siano intenzionati a farci muovere da quelle posizioni”.
E, sulla proposta specifica di Veltroni, Alba Sasso ricorda che “moltissimi insegnanti già da tempo non si fermano al tema, e da tempo le tracce degli esami di maturità prevedono diversi strumenti di verifica della capacità di scrittura dal saggio breve, all’interpretazione del testo e così via”. “E se il tema servisse in alcune situazioni a imparare meglio a scrivere, che significa imparare a pensare, e a documentarsi - conclude la Sasso - andrebbe bene anche quello”.  
02/03/2008